Parità di genere nel cinema italiano: presentato l’aggiornamento dello studio DGCA all’83^ Mostra del Cinema di Venezia
La Direzione generale Cinema e audiovisivo (DGCA) del Ministero della Cultura ha presentato, nell’ambito dell’Annual Seminar on Gender Equality and Inclusivity in the Film Industry, la sesta edizione dello studio “Gender Balance in Italian Film Crews. Data and Research Policies 2017-2025”. Il seminario, organizzato dalla Biennale di Venezia in collaborazione con Eurimages e Women in Film, Television & Media Italia (WIFTMI), si è svolto l’8 settembre 2026 e ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali e di esperti del settore a livello nazionale e internazionale.
La ricerca, realizzata dalla DGCA in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e presentata da Rossella Gaudio (referente Ufficio Dati della DGCA) e da Mariagrazia Fanchi (Direttrice dell’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica di Milano), analizza lo stato della parità di genere nelle principali professioni creative e tecniche dei film italiani, prendendo in esame 3,131 film prodotti tra il 2017 e il 2025, per un totale di 76.476 professionisti, di cui si sono analizzate in particolare 13 professioni: regia, sceneggiatura, montaggio, musica, suono, direzione della fotografia, produzione, costumi, scenografia, trucco, effetti speciali e, per la prima volta, professioni legate a casting e cast.
Nel periodo considerato (2017-2025) le opere a guida femminile crescono, registrando un tasso di crescita medio per anno del +5,2%. Tuttavia, nel 2025 le opere a guida femminile – cioè quelle in cui le donne sono in maggioranza nel team di regia – rappresentano ancora il 18% del totale e le donne rappresentano il 20,5% del totale dei registi. Persiste inoltre il divario di budget: i progetti diretti da donne costano in media 1.491.057 euro contro i 2.327.806 euro di quelli diretti da uomini (il 36% in meno).
Il dato positivo è che le donne sono il motore del ricambio generazionale: nel 2025, il 65% delle opere dirette da donne erano opere prime o seconde, rispetto al 40% di quelle dirette da uomini. Lo studio evidenzia inoltre un effetto di trascinamento: quando la regia è a guida femminile, cresce anche la presenza di donne in ruoli apicali negli altri reparti, in particolare nella sceneggiatura (correlazione di Pearson pari a 0,57). Più in generale, la presenza femminile nei ruoli di vertice risulta associata a una maggiore presenza di donne nel reparto di riferimento.
“Parità di genere e inclusività sono tematiche alle quali il Ministero della cultura dedica particolare attenzione. Questo studio ci restituisce un quadro articolato e consente di leggere con maggiore precisione l’evoluzione della presenza femminile nella filiera cinematografica. I dati mostrano segnali incoraggianti, in particolare sul fronte del ricambio generazionale, ma evidenziano anche divari che continuano a caratterizzare l’accesso ai ruoli di responsabilità ed evidenti differenze di budget. Nelle disposizioni attuative inerenti ai contributi disciplinati dalla legge per il cinema e l’audiovisivo sono previsti criteri premiali rivolti alle opere realizzate con la partecipazione di donne nei ruoli di responsabilità. È un percorso che intendiamo proseguire, rafforzando gli strumenti a disposizione e favorendo la diffusione di buone pratiche, affinché l’inclusività possa diventare un elemento strutturale dell’intera filiera cinematografica e audiovisiva” ha commentato il Direttore generale Cinema e audiovisivo Giorgio Carlo Brugnoni.
Lo studio completo è disponibile a questo link.